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Ce n’était pas la vérité

di Laura Vazquez

Il est temps maintenant d’ouvrir le corps et de comprendre
C’est le moment maintenant d’ouvrir les corps et de cerner
C’est le moment d’ouvrir les corps de tout le monde, de toutes les personnes
De toutes les personnes de ce monde, c’est le moment de comprendre notre problème
On sait qu’il y a un problème
Tout le monde sait qu’il y a un problème
Tout le monde sait très bien qu’il y a un problème
C’est un grand problème
Il faut se dépêcher et analyser maintenant ce qui se passe à l’intérieur
Ce n’est pas la vérité
À l’intérieur ce n’est pas la vérité
Ce n’était pas la vérité
Il est temps de se dépêcher et de faire avec un couteau une nouvelle carte
Ce n’était pas la vérité
Les médecins ne savaient pas
Ils ne savaient pas
On est recouverts
Tout le monde est recouvert
Tout le monde est recouvert sans arrêt par la peau
C’est impossible de voir
Il est impossible de voir
Il est impossible de voir le problème
Il faut le voir
C’est le moment
C’est le moment maintenant
Aux informations aujourd’hui, c’est un ordre de la police
Tout le monde doit se regarder
Ce n’était pas la vérité
Tous les médecins sont enfermés dans la peau comme tout le monde
Ils ne disaient pas la vérité
Ils mentaient comme tout le monde
Ils se sont mis à mentir comme tout le monde
Ils se sont organisés et ils se sont mis à mentir comme tout le monde
Ils étudient longtemps pour apprendre à mentir mieux que tout le monde
Ce n’était pas la vérité
La police oblige à ouvrir tous les corps
C’est une perquisition collective profonde
Commencez par le nez
Le problème vient du nez
Le problème vient sûrement du nez
Il est à l’écart, il s’avance, il cache un grand problème
Commencez par ouvrir le nez
Tout le monde doit s’ouvrir le nez
C’est une nouvelle loi
Tout le monde va découvrir la vérité
Au même moment dans le monde
Directive internationale
Au même moment dans le monde
Directive collective
Au même moment
la vérité

 

Non era la verità

(Traduzione di Claudia Dell’Uomo d’Arme)

Adesso è tempo di aprire il corpo e comprendere
È il momento di aprire il corpo e stringere
È il momento di aprire i corpi di tutti, di ogni persona
Di ogni persona a questo mondo, è il momento di comprendere il nostro –
Problema
Si sa che c’è un problema
Tutti sanno che c’è un problema
Tutti lo sanno molto bene, c’è un problema
È un grande problema
Adesso bisogna sbrigarsi e analizzare ciò che avviene all’interno
Non è la verità
All’interno non è la verità
Non era la verità
È tempo di sbrigarsi, segnare con il coltello una nuova mappa
Non era la verità
I medici, tutti, non lo sapevano
Non lo sapevano
Siamo ricoperti
Tutti sono ricoperti
Tutti sono ricoperti senza sosta dalla pelle
Impossibile vedere
È impossibile vedere
È impossibile vedere il problema
Bisogna vederlo
È il momento
Adesso è il momento
Oggi le informazioni: ordine della polizia
Tutti devono guardarsi
Non era la verità
I medici, tutti, sono rinchiusi nella pelle, come tutti
Non dicevano la verità
Mentivano, come tutti
Si sono messi a mentire, come tutti
Si sono organizzati e si sono messi a mentire, come tutti
Studiano a lungo per imparare a mentire meglio di tutti
Non era la verità
La polizia costringe ad aprire tutti i corpi
Profonda Perquisizione Collettiva
Cominciate dal naso
Il problema viene dal naso
Il problema viene sicuramente dal naso
È in disparte, si avvicina, nasconde un gran problema
Cominciate con l’aprire il naso
Tutti devono aprirsi il naso
È una nuova legge
Tutti presto scopriranno la verità
Tutti nello stesso momento
Direttiva Internazionale
Tutti nello stesso momento
Direttiva Collettiva
Nello stesso momento
La verità

 

Nota al testo

* La traduzione del testo Ce n’était pas la verité nasce da un incontro, un sorso di vino d’estate, tra lettura performance e rapimento verbale, in un luogo di libri, in un sottosuolo di Parigi.

Non mi aspettavo di vederla aprire la bocca, piantarsi sul tappeto, sguinzagliare fogli sopra fogli, portarsi le dita dietro l’orecchio e mettere sulle palpebre, sue, il bit acceso “when the radio plays”… un groviglio di parole, una figura bruna, primitiva che aspetta il silenzio, codifica lo spazio tra suono e mutismo, comincia a ciondolare come un piccolo pendolo denso e duro, spingendo i piedini nudi a destra e a sinistra, come un’altalena rossa, senza cigolii, rarefatta mentre ritorna perché troppo vicina, sempre più netta e tagliante nell’allontanarsi: un’eco che rimbomba. La voce si ripete, ripete le vocali – stessi gruppi sonori – decide la traiettoria da seguire, un punto vuoto in cui disporre in riga la fuga delle cose dette, dettate, soppresse; e la cerca con la mano che punta come una bussola, una mano che indica il movimento, il ritmo, lo spessore della verità snocciolata in grappoli, poi in acini e respiro… un fiato, giù nel naso, sotto strati di unghie, le visioni non esistono, è la sequenza ripetuta nell’accumulo che si addensa, tace, balena nel crudele occhio di umani spenti, noi.

Ringrazio la giovane poeta francese Laura Vazquez per aver offerto una parte del suo lavoro a me, consegnandomi un pezzo di vita scritta e vissuta con lo stesso slancio di bimbi in tuffo da alti scogli. Un mare scuro in cui rinunciare all’aria, almeno per pochi istanti, o forse qualcuno in più, fino a quando l’apnea diventa esplosione e rinuncia, e superficie cruda e assolata. Laura Vazquez depone i suoi sassi marini, tanto pesanti quanto leggeri, a disposizione e libero uso di chi legge. *

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